Classificazione dei rifiuti. Attribuire il codice EER e le eventuali caratteristiche di pericolo richiede conoscenza del processo, documentazione tecnica e, quando necessario, campionamenti e analisi rappresentative. Una contestazione non va risolta scegliendo il codice più conveniente, ma verificando il percorso di classificazione.
Rifiuto contestato come pericoloso: codice EER, analisi e difesa dell’impresa
Una riclassificazione da non pericoloso a pericoloso può cambiare costi, trasporto, deposito, impianto destinatario e quadro sanzionatorio. La difesa deve verificare origine del rifiuto, voce EER, campionamento, sostanze ricercate e caratteristiche HP.
Il codice EER parte dal processo che genera il rifiuto
Le Linee guida SNPA sulla classificazione, approvate con decreto direttoriale n. 47/2021 ai sensi dell’art. 184, comma 5, del TUA, richiedono un percorso documentato: individuazione dell’origine, scelta della voce dell’elenco, conoscenza del processo e valutazione delle caratteristiche di pericolo.
Voci assolute e voci a specchio
Se l’elenco attribuisce una voce pericolosa assoluta o non pericolosa assoluta, il problema è anzitutto verificare la corretta riconducibilità del rifiuto a quella voce. Per le cosiddette voci a specchio, invece, la distinzione tra pericoloso e non pericoloso richiede la valutazione delle sostanze pertinenti e delle caratteristiche di pericolo secondo la disciplina europea.
Se il controllo contesta la classificazione, va verificato anche il campione
Un’analisi è utile soltanto se il campione è rappresentativo del rifiuto realmente prodotto e se il piano analitico è coerente con il processo e con le sostanze ragionevolmente presenti. La verifica difensiva deve quindi comprendere piano di campionamento, verbale, metodo, rapporto di prova e criteri utilizzati per attribuire le caratteristiche HP.
Cosa raccogliere per contestare una riclassificazione
- relazione tecnica di classificazione;
- descrizione del ciclo produttivo e materie utilizzate;
- schede di sicurezza pertinenti;
- piano e verbale di campionamento;
- rapporti di prova del laboratorio;
- giudizio di classificazione;
- FIR, registri e precedenti conferimenti;
- autorizzazione dell’impianto destinatario;
- atto o verbale che contesta la classificazione.
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Fonti
- SNPA, Linee guida sulla classificazione dei rifiuti, delibera n. 105/2021.
- Decreto direttoriale MiTE 9 agosto 2021, n. 47.
- D.lgs. n. 152/2006, art. 184, comma 5 e Allegato D alla Parte IV.
La classificazione del rifiuto è stata contestata?
Per una prima verifica sono utili verbale, codice EER attribuito, origine del rifiuto, eventuale rapporto di prova e classificazione utilizzata dall’impresa.

