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Divisione ereditaria tra coeredi: come si affronta il conflitto

A cura di

Studio Liguori & Fimiani

Approfondimenti redazionali su questioni giuridiche e medico-legali. I contenuti non attribuiti personalmente a un professionista restano firmati dallo Studio.


Profili professionali

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La comunione ereditaria diventa problematica quando gli eredi condividono i beni ma non condividono più una decisione: vendere, assegnare, utilizzare o mantenere il patrimonio. In questi casi la divisione non è soltanto un’operazione matematica. Richiede di ricostruire beni, quote, rapporti tra coeredi e operazioni patrimoniali che possono incidere sull’equilibrio finale.

Ogni coerede può chiedere la divisione

L’art. 713 c.c. pone una regola di fondo: i coeredi possono domandare la divisione, fatti salvi i limiti previsti dalla legge e le ipotesi in cui il testatore abbia disposto un differimento nei termini consentiti. Questo significa che la permanenza nella comunione non dipende necessariamente dal consenso unanime di tutti.

La possibilità di chiedere la divisione, però, non dice ancora come il patrimonio sarà concretamente ripartito. È qui che comincia la parte più delicata.

Prima di dividere bisogna sapere cosa c’è da dividere

Immobili, conti, partecipazioni, crediti, beni mobili, debiti e rapporti pendenti devono essere ricostruiti in modo attendibile. A questo si aggiungono eventuali attribuzioni pregresse che possono assumere rilievo nella sistemazione dei rapporti tra coeredi.

Una divisione iniziata senza una fotografia completa dell’asse rischia di trasformarsi in una serie di contestazioni successive: sul valore dei beni, sulla consistenza delle quote, sulle spese sostenute, sull’uso esclusivo di un immobile o sulle somme già percepite da uno degli eredi.

Il problema degli immobili non facilmente divisibili

Una parte consistente dei conflitti successori nasce quando il patrimonio è concentrato in uno o pochi immobili. La quota ideale di ciascun coerede non significa che ogni bene possa essere materialmente suddiviso nello stesso modo. Occorre allora valutare assegnazioni, conguagli, eventuale vendita e soluzioni che tengano conto del valore reale dei cespiti e dell’interesse delle parti.

La stima diventa quindi un passaggio strategico. Un valore non aggiornato o scelto per convenienza negoziale può alterare gli equilibri e rendere più difficile un accordo successivo.

Divisione amichevole e divisione giudiziale

Quando tutti i coeredi raggiungono un accordo, la divisione può essere definita negozialmente, rispettando le forme richieste dalla natura dei beni coinvolti. Se l’accordo manca, la divisione può essere chiesta in giudizio. Prima di arrivare al processo, però, la controversia deve essere preparata in modo da chiarire quali siano i punti realmente controversi.

Non è raro che il conflitto venga descritto come “uno degli eredi non vuole dividere”, mentre il vero problema riguarda il valore attribuito a un immobile, il riconoscimento di spese, un precedente trasferimento patrimoniale o la richiesta di assegnazione di uno specifico bene.

La mediazione è un passaggio necessario

Le controversie in materia di divisione e successioni ereditarie rientrano tra quelle indicate dall’art. 5 del D.Lgs. n. 28/2010: prima della domanda giudiziale deve essere esperito il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità.

La mediazione funziona meglio quando non viene utilizzata per la prima volta come sede nella quale scoprire quali siano i beni e le pretese. Arrivarvi con documenti ordinati, valori attendibili e alternative già analizzate aumenta la possibilità di un confronto utile.

Quali documenti raccogliere

Dichiarazione di successione, testamento se esistente, atti di provenienza, visure, documentazione catastale, estratti e informazioni patrimoniali disponibili, eventuali donazioni, spese sostenute sui beni comuni e una cronologia dell’utilizzo del patrimonio costituiscono il punto di partenza.

Se il patrimonio comprende un’azienda o partecipazioni societarie, la divisione richiede un livello ulteriore di analisi: il valore economico e la continuità dell’attività possono rendere inefficiente una ripartizione pensata soltanto in termini aritmetici.

La soluzione migliore non è sempre dividere tutto nello stesso modo

Una buona strategia successoria cerca di tradurre le quote in una soluzione patrimonialmente sostenibile. A volte ciò significa attribuire beni diversi ai coeredi; altre volte utilizzare conguagli o procedere alla vendita. La soluzione dipende dalla composizione dell’asse, dalla liquidità disponibile e dagli obiettivi delle parti.

Approfondimento collegato: se il problema riguarda disposizioni testamentarie o quota di legittima, leggi Testamento e lesione di legittima: quando contestare una disposizione.


Fonti normative

Codice civile – divisione ereditaria, Normattiva
D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, art. 5 – mediazione, Normattiva

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Approfondimento editoriale a cura di Studio Liguori & Fimiani. Profilo dell’Avv. Alfonso Maria Fimiani →

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