Responsabilità sanitaria · Infarto e Pronto Soccorso
Dolore toracico, dimissione e diagnosi successiva di infarto: il caso va ricostruito sui dati disponibili durante l’accesso.
Un infarto diagnosticato dopo la dimissione non dimostra automaticamente un errore. Occorre verificare sintomi, fattori clinici rilevanti, esami eseguiti, eventuale osservazione e se un diverso percorso avrebbe potuto modificare l’esito.
Sintomi e visita
La ricostruzione parte da ciò che il paziente riferiva e da ciò che veniva rilevato durante la valutazione in Pronto Soccorso.
Esami e rivalutazione
ECG, biomarcatori cardiaci e altri accertamenti devono essere valutati in rapporto al quadro concreto e alla necessità di osservazione o controlli successivi.
Dimissione e decorso
La diagnosi di dimissione, le indicazioni ricevute e il successivo peggioramento servono a verificare se il percorso assistenziale fosse coerente con i dati disponibili.
Il punto non è soltanto se la diagnosi sia stata tardiva, ma se il ritardo abbia causato un danno ulteriore.
La valutazione medico-legale deve distinguere la patologia cardiaca originaria dalle conseguenze eventualmente aggravate da un mancato riconoscimento o da un ritardo nel trattamento.
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L’infarto è stato diagnosticato poche ore o giorni dopo la dimissione?
Per un primo esame sono utili verbale di Pronto Soccorso, ECG, esami ematici, eventuale documentazione cardiologica e cartella del ricovero successivo.

