Approfondimenti dello Studio

Errore diagnostico e prova del nesso causale

Errore diagnostico e prova del nesso causale

A cura di

Studio Liguori & Fimiani

Approfondimenti redazionali su questioni giuridiche e medico-legali. I contenuti non attribuiti personalmente a un professionista restano firmati dallo Studio.


Profili professionali

Avv. Alfonso Maria Fimiani →
Dott.ssa Valeria Liguori →

Una diagnosi formulata in ritardo, erroneamente esclusa o non adeguatamente approfondita può incidere sul percorso terapeutico e sull’evoluzione della patologia. Nelle controversie per errore diagnostico, la prova del nesso causale costituisce uno dei passaggi centrali: non è sufficiente accertare l’inesattezza o la tardività della diagnosi, ma occorre stabilire quali conseguenze sarebbero state ragionevolmente evitabili con una condotta corretta.

La verifica richiede la lettura coordinata di cartella clinica, referti, immagini diagnostiche, storia naturale della malattia, cronologia degli accessi e conoscenze scientifiche pertinenti al caso concreto. È su questa ricostruzione che si misura la sostenibilità della domanda risarcitoria.

Quando l’errore diagnostico assume rilievo risarcitorio

L’errore diagnostico non coincide soltanto con l’attribuzione di una malattia diversa da quella effettivamente presente. Può derivare dall’omessa prescrizione di accertamenti indicati dal quadro clinico, dalla sottovalutazione di un referto, dalla mancata interpretazione di segnali rilevanti o dal ritardo nell’attivazione degli approfondimenti necessari.

Un esito sfavorevole, tuttavia, non dimostra automaticamente la responsabilità. Alcune patologie presentano un decorso rapido, sintomi iniziali aspecifici o margini terapeutici limitati anche in presenza di una diagnosi tempestiva. L’analisi deve quindi individuare la condotta concretamente esigibile e confrontare il decorso reale con quello che, sulla base delle conoscenze disponibili, sarebbe stato ragionevolmente prevedibile in caso di diagnosi corretta.

La prova del nesso causale in sede civile

Nel giudizio civile il rapporto causale viene ricostruito secondo il criterio della probabilità prevalente, comunemente espresso con la formula del “più probabile che non”. Non si tratta di una semplificazione statistica: il giudizio richiede una valutazione comparativa delle ipotesi causali alla luce dei dati clinici e scientifici disponibili.

Occorre quindi stabilire se la diagnosi tempestiva avrebbe consentito, con probabilità prevalente, di evitare il danno, limitarne l’entità, anticipare un trattamento utile o modificare significativamente il decorso. Quanto più la patologia sia aggressiva o già avanzata, tanto più diventa necessario distinguere le conseguenze del ritardo da quelle riferibili all’evoluzione naturale della malattia.

La condotta dovuta

Il giudizio non può essere costruito con il senno di poi. La condotta va valutata considerando sintomi, età, fattori di rischio, esami disponibili e informazioni concretamente conoscibili nel momento in cui il sanitario ha assunto la decisione. Un accertamento che a posteriori appare utile non era necessariamente dovuto nelle condizioni originarie.

Perdita di chance

In alcune vicende non è possibile affermare che la diagnosi tempestiva avrebbe evitato l’esito finale, ma può essere oggetto di valutazione la perdita di una possibilità seria e concreta di conseguire un risultato migliore. La perdita di chance richiede un accertamento autonomo della possibilità perduta e della sua consistenza; non costituisce un criterio sostitutivo della prova causale quando questa sia semplicemente incerta.

Documentazione e cronologia clinica

La ricostruzione dipende in misura significativa dalla qualità della documentazione. Assumono particolare rilievo cartelle cliniche, verbali di Pronto Soccorso, lettere di dimissione, referti di laboratorio e di diagnostica per immagini, prescrizioni, consulenze specialistiche e documentazione relativa alle conseguenze della patologia.

Il punto decisivo può collocarsi molto prima dell’ultimo ricovero: in un precedente accesso, in un referto non approfondito, in sintomi persistenti o in una richiesta di consulenza rimasta senza seguito. Per questa ragione la cronologia deve essere ricostruita nella sua interezza, evitando di isolare il singolo documento dal contesto clinico.

Il ruolo della valutazione medico-legale

La valutazione medico-legale non ha la funzione di confermare una tesi già formulata. Deve verificare la condotta sanitaria, il possibile scostamento dalle buone pratiche applicabili, la causalità e l’effettiva consistenza del danno.

Nei casi oncologici, neurologici, cardiovascolari o infettivi assumono particolare rilievo la fase della malattia al momento del possibile ritardo, le alternative terapeutiche disponibili e l’incidenza del tempo sull’efficacia del trattamento. Devono essere considerate anche le possibili spiegazioni alternative dell’esito: aggressività intrinseca della patologia, fattori concorrenti, condizioni pregresse o aspecificità dei sintomi iniziali.

Responsabilità della struttura e del professionista

Il ritardo diagnostico può dipendere dall’operato del singolo sanitario, dall’organizzazione della struttura, dalla gestione dei percorsi diagnostici o dalla trasmissione delle informazioni. L’individuazione del soggetto nei cui confronti formulare la pretesa dipende quindi dalla concreta dinamica assistenziale e dal titolo di responsabilità applicabile.

La distinzione incide sulla prova, sui termini e sull’impostazione della domanda. Per questo l’inquadramento giuridico deve seguire la ricostruzione documentale e coordinarsi, quando necessario, con l’approfondimento medico-legale.

Prima di formulare una pretesa

Una vicenda sanitaria complessa deve essere tradotta in quesiti verificabili: quale condotta era indicata, in quale momento, quali accertamenti erano ragionevolmente esigibili, quale trattamento sarebbe stato disponibile e quali conseguenze possono essere ricondotte al ritardo.

L’esame preliminare serve dunque anche a individuare i casi nei quali la documentazione non consente di sostenere una responsabilità oppure richiede ulteriori acquisizioni. In materia di errore diagnostico, il rigore della ricostruzione è parte della tutela: consente di distinguere un sospetto da una posizione tecnicamente e giuridicamente sostenibile.

Per l’inquadramento generale è disponibile la pagina dedicata alla responsabilità sanitaria. Per le questioni relative a Salerno e provincia: Responsabilità sanitaria a Salerno e provincia.

L’approfondimento informa. Il caso concreto richiede una valutazione propria.

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