Una perizia medico-legale sfavorevole può incidere in modo determinante su una richiesta di risarcimento, sul riconoscimento dell’invalidità civile, su una prestazione INPS o INAIL, oppure sull’esito di una causa per responsabilità sanitaria. Capire come contestare una perizia medico-legale richiede però un passaggio preliminare essenziale: distinguere tra una valutazione discutibile e una valutazione tecnicamente o giuridicamente censurabile.
Non è sufficiente affermare che il danno è stato sottostimato o che il medico-legale non ha compreso la sofferenza del paziente. La contestazione efficace deve individuare errori nel metodo, nella ricostruzione dei fatti clinici, nell’esame obiettivo, nell’interpretazione degli accertamenti o nell’applicazione dei criteri valutativi. Occorre quindi costruire una critica documentata, tempestiva e coerente con il tipo di procedimento in corso.
Quando una perizia medico-legale può essere contestata
La perizia non è un atto intoccabile. Il suo peso dipende dall’autorità che l’ha disposta, dal contesto in cui è stata redatta e dalla qualità dell’argomentazione tecnica. Una relazione prodotta da una compagnia assicurativa, da un ente previdenziale o dalla controparte ha natura diversa dalla consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice. Anche le modalità per reagire cambiano.
Vi sono, tuttavia, alcune criticità ricorrenti. La prima riguarda la documentazione clinica: cartelle incomplete, referti non esaminati, certificazioni specialistiche trascurate o una cronologia sanitaria ricostruita in modo inesatto possono alterare la valutazione finale. In una controversia per ritardo diagnostico, ad esempio, il punto non è solo descrivere la patologia, ma verificare se il perito abbia esaminato l’evoluzione clinica e le conseguenze riconducibili al ritardo.
Un secondo profilo è il nesso causale. Il medico-legale deve spiegare, con un ragionamento verificabile, perché un evento, una condotta sanitaria, un infortunio o una malattia abbiano provocato – o non abbiano provocato – il danno lamentato. Conclusioni apodittiche, prive di confronto con i dati clinici, possono essere oggetto di rilievo.
Rilevano poi la quantificazione dell’invalidità permanente e temporanea, la valutazione delle ripercussioni funzionali, l’eventuale incidenza lavorativa e la distinzione tra condizioni preesistenti e conseguenze dell’evento. La presenza di una patologia precedente non esclude automaticamente il diritto al risarcimento o alla prestazione: occorre stabilire con precisione se e in quale misura l’evento abbia aggravato una condizione già esistente.
Come contestare una perizia medico-legale nel modo corretto
La contestazione non dovrebbe iniziare dalla redazione di una semplice lettera di dissenso. Il primo atto utile è l’analisi integrale della relazione insieme alla documentazione sanitaria disponibile. Bisogna verificare quali documenti siano stati considerati, quali quesiti siano stati posti al perito, quale metodologia sia stata applicata e se le conclusioni seguano davvero dalle premesse esposte.
La critica tecnico-medico-legale deve essere specifica. Dire che la perizia è “ingiusta” non consente al giudice, all’ente o alla controparte di comprendere dove risieda l’errore. È più utile rilevare, per esempio, che un esame strumentale decisivo non è stato valutato, che un deficit funzionale accertato da uno specialista è stato omesso, oppure che una conclusione sul nesso causale non confronta ipotesi alternative ragionevoli.
In molti casi è necessario affiancare alla difesa legale un consulente tecnico di parte, comunemente indicato come CTP. Il suo compito non è limitarsi a produrre una perizia alternativa, ma esaminare il lavoro svolto, formulare osservazioni puntuali, partecipare alle operazioni peritali quando previste e sostenere una ricostruzione scientificamente fondata. La scelta del consulente va rapportata alla materia: una vicenda di ortopedia, neurologia, psichiatria, medicina del lavoro o responsabilità sanitaria può richiedere competenze specialistiche ulteriori rispetto alla sola medicina legale.
La consulenza di parte, da sola, non sostituisce la valutazione del giudice. Può però offrire gli elementi tecnici necessari affinché la difesa segnali incongruenze, chieda chiarimenti, proponga integrazioni istruttorie o contrasti conclusioni non adeguatamente motivate.
La contestazione della CTU disposta dal giudice
Quando la perizia è una consulenza tecnica d’ufficio, il contraddittorio tecnico assume particolare rilievo. Il consulente nominato dal giudice deve operare nel rispetto dei quesiti ricevuti e consentire alle parti, attraverso i rispettivi consulenti, di partecipare alle operazioni peritali secondo le modalità stabilite.
Le osservazioni alla bozza o alla relazione finale devono essere formulate entro i termini indicati dal giudice o dal consulente d’ufficio. La tempestività è decisiva: una critica valida ma proposta tardivamente può risultare più difficile da valorizzare. Per questo non è prudente attendere il deposito della relazione definitiva senza avere seguito le fasi della consulenza.
Le contestazioni possono riguardare sia il merito scientifico sia il rispetto del contraddittorio. Può accadere che la CTU non risponda a osservazioni rilevanti, esamini in modo incompleto la documentazione, superi i limiti del quesito o assuma conclusioni incompatibili con gli accertamenti disponibili. In tali casi il difensore può chiedere chiarimenti, integrazioni o, quando sussistano presupposti concreti, il rinnovo della consulenza.
Non ogni difformità tra CTU e CTP giustifica una nuova perizia. Il giudice non è tenuto ad aderire alla posizione del consulente di parte solo perché più favorevole al danneggiato o al ricorrente. La richiesta deve evidenziare lacune effettive, passaggi illogici o dati clinici non affrontati. È questo che trasforma il dissenso in una contestazione utile sul piano processuale.
Perizie assicurative, INPS e INAIL: il procedimento cambia
Se la valutazione proviene da una compagnia assicurativa, la strategia può svilupparsi in fase stragiudiziale attraverso una relazione medico-legale di parte, l’invio della documentazione mancante e una richiesta motivata di riesame. Se il confronto non conduce a una definizione adeguata, la perizia assicurativa potrà essere sottoposta al vaglio giudiziale nell’ambito dell’eventuale causa.
Nelle controversie previdenziali e assistenziali, incluse quelle relative a invalidità civile, handicap, prestazioni INPS o infortuni e malattie professionali INAIL, assumono rilievo le procedure e i termini previsti per il singolo provvedimento. Il verbale sfavorevole non va letto soltanto nella sua parte conclusiva: occorre verificare diagnosi considerate, percentuale riconosciuta, decorrenza, requisiti sanitari applicati e possibili omissioni valutative.
In queste materie, il tempo può incidere direttamente sulla tutela. Attendere la stabilizzazione di una situazione clinica può essere opportuno in alcuni casi; in altri, può rendere più complesso attivare il rimedio corretto. La decisione dipende dalla natura dell’atto ricevuto, dalla documentazione disponibile e dall’obiettivo concreto: ottenere il riconoscimento di una prestazione, contestare una revoca, far accertare un aggravamento o tutelare il diritto al risarcimento.
I documenti che rendono credibile la contestazione
Una strategia solida nasce da una ricostruzione documentale ordinata. Non conta soltanto la quantità dei certificati, ma la loro pertinenza e collocazione temporale. Referti, cartelle cliniche, lettere di dimissione, esami diagnostici, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, relazioni specialistiche e documenti lavorativi possono assumere un valore diverso a seconda della questione da dimostrare.
È spesso utile predisporre una cronologia: data dell’evento, comparsa dei sintomi, accessi sanitari, diagnosi, trattamenti, esiti e limitazioni residue. Questa sequenza permette di verificare se la perizia abbia trascurato passaggi clinici decisivi. In caso di danno alla persona, può essere altrettanto rilevante documentare l’incidenza concreta sulle attività quotidiane e professionali, purché tale incidenza sia collegata a dati oggettivi e non soltanto dichiarata.
Occorre evitare due errori opposti: consegnare documentazione disordinata confidando che il perito la ricostruisca autonomamente, oppure selezionare solo gli atti apparentemente favorevoli. Una valutazione tecnico-legale affidabile richiede un quadro completo, compresi gli elementi che potrebbero essere utilizzati per sostenere l’esistenza di patologie pregresse o cause alternative.
Errori da evitare dopo una perizia sfavorevole
Il primo errore è reagire solo sul piano emotivo. Una perizia può essere percepita come distante dall’esperienza personale della malattia o dell’infortunio, ma nel procedimento conta la capacità di tradurre quella esperienza in elementi clinici e argomenti tecnici verificabili.
Il secondo è affidarsi a certificati generici o redatti senza conoscenza del quesito medico-legale. Il certificato curante resta importante, ma può non affrontare i criteri necessari per la valutazione causale, invalidante o assicurativa. Serve un coordinamento tra documentazione sanitaria, consulenza tecnica e impostazione giuridica.
Infine, non va confusa la contestazione della perizia con la contestazione dell’intero caso. Talvolta una relazione è parzialmente corretta e richiede rilievi mirati su singoli aspetti, come la decorrenza dell’inabilità o la misura dei postumi. In altri casi, invece, l’errore investe l’intera ricostruzione causale. Una strategia proporzionata preserva credibilità e concentra le risorse sui punti realmente decisivi.
Quando una valutazione medico-legale condiziona diritti personali, familiari o patrimoniali rilevanti, l’analisi integrata di atti sanitari, perizia e procedimento è il passaggio che consente di scegliere una linea difensiva adeguata. Lo Studio Liguori & Fimiani svolge valutazioni preliminari della documentazione nei casi in cui la componente tecnico-medico-legale richieda un esame rigoroso e una strategia processuale costruita sul caso concreto.

