Responsabilità sanitaria · Sepsi
Sepsi non riconosciuta o trattata in ritardo: la valutazione riguarda il deterioramento clinico, gli accertamenti e la tempestività del trattamento.
La sepsi può svilupparsi nel contesto di infezioni diverse e non coincide con la sola presenza di un’infezione ospedaliera. Per valutare un possibile ritardo occorre ricostruire sintomi, parametri clinici, esami, microbiologia, trattamento e progressione verso eventuali disfunzioni d’organo.
Infezione e peggioramento
La cronologia tra infezione iniziale, comparsa di nuovi segni clinici e progressivo deterioramento è il punto di partenza della ricostruzione.
Accertamenti e microbiologia
Esami ematici, colture e altri accertamenti devono essere letti in rapporto al quadro clinico e ai tempi in cui sono stati richiesti e disponibili.
Trattamento ed esito
La valutazione riguarda anche la tempestività e l’appropriatezza del trattamento rispetto alle informazioni disponibili e l’eventuale incidenza del ritardo sulle conseguenze finali.
Sepsi e infezione ospedaliera possono intrecciarsi, ma sono problemi distinti.
Se l’infezione è correlata all’assistenza, occorre anche verificare origine, prevenzione e gestione dell’infezione. Se il problema contestato è il riconoscimento tardivo della sepsi, il focus si sposta sulla progressione clinica e sul momento in cui il quadro avrebbe richiesto un diverso intervento.
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Il quadro è peggiorato fino alla sepsi o allo shock settico dopo accessi o ricoveri precedenti?
Per un primo esame sono utili cartelle cliniche, verbali di Pronto Soccorso, esami ematici e microbiologici, terapie somministrate e documentazione dei ricoveri successivi.

